
Sono passati dieci anni dall’avvio di una delle più importanti riforme delle Camere di commercio nella loro storia. Era la Legge sulla pubblica amministrazione del 2015 a stabilire una serie di paletti, una riforma che, per quanto complessa e non priva di inciampi, ha consegnato al Paese una rete di strutture più snelle ma più robuste, più efficienti ed efficaci nella propria azione. Innanzitutto, si è proceduto a una riduzione del numero delle Camere, da 105 a 60, attraverso accorpamenti dettati dal numero minimo di imprese iscritte (75mila). In Sardegna è stato così necessario accorpare la Camera di Commercio di Oristano all’ente camerale di Cagliari, che oggi infatti prende il nome di Camera di Commercio di Cagliari-Oristano. Sono state anche ridotte le aziende speciali, bracci operativi delle Camere nei territori, portandole da 117 a 60. E sono state tagliate alcune funzioni “storiche”, come quella riguardante l’internazionalizzazione delle imprese, delimitandone e circoscrivendone altre.
Oggi le Camere di commercio registrano una maggiore presenza femminile negli organi di vertice (nei Consigli le donne sono intorno al 30%, quasi 10 punti in più del 2014); nel personale, che si è ridotto di numero, è cresciuto il numero dei laureati, ora superiore al 52% del totale dei dipendenti camerali (erano meno del 40% nel 2014); quasi un quarto del personale oggi si occupa di funzioni di promozione (dal 16% del 2014); è stata effettuata una concentrazione delle partecipazioni nelle diverse società, con una maggiore focalizzazione in quelle che operano per la diffusione dell’innovazione tecnologica e lo sviluppo locale.